La disciplina europea dei contratti pubblici potrebbe essere avviata verso una profonda revisione. Una bozza informale di Regolamento dell’Unione europea, circolata nei giorni scorsi, prospetta infatti il superamento dell’attuale sistema fondato sulle tre direttive del 2014, sostituendolo con un unico Regolamento direttamente applicabile negli Stati membri.
Si tratta, allo stato, di un documento di lavoro privo di effetti giuridici. La proposta non è stata ancora presentata ufficialmente dalla Commissione europea e il testo potrà essere modificato sia prima della pubblicazione sia nel corso del successivo iter legislativo. Fino all’eventuale approvazione continueranno pertanto ad applicarsi le direttive vigenti e, in Italia, il Codice dei contratti pubblici.
Se confermata, la riforma rappresenterebbe uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni nel settore degli appalti, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo europeo, rafforzare la concorrenza, favorire la partecipazione delle PMI e utilizzare la domanda pubblica come leva per sostenibilità, innovazione e sicurezza delle filiere.
Un unico Regolamento al posto delle tre direttive.
L’elemento più innovativo della bozza è la previsione di un unico Regolamento destinato ad abrogare le direttive che oggi disciplinano concessioni, appalti ordinari e settori speciali.
A differenza delle direttive, un Regolamento europeo è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri e non richiede un recepimento nell’ordinamento nazionale. Ciò consentirebbe di uniformare la disciplina degli affidamenti sopra soglia europea, riducendo le differenze interpretative tra i diversi ordinamenti.
Per le stazioni appaltanti italiane ciò significherebbe confrontarsi con un quadro normativo maggiormente armonizzato, mentre il Codice dei contratti pubblici dovrebbe essere riorganizzato per coordinarsi con le disposizioni europee direttamente applicabili.
Le principali novità contenute nella bozza.
Pur trattandosi di un testo ancora suscettibile di modifiche, alcune direttrici della riforma appaiono già chiaramente delineate.
Tra le novità più significative emerge la possibilità che la procedura aperta con negoziazione diventi la modalità ordinaria di affidamento, consentendo alle amministrazioni di prevedere fin dall’avvio della gara momenti di confronto con gli operatori economici nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento.
Grande attenzione è riservata anche alla programmazione degli acquisti, attraverso l’introduzione di un Needs Plan, cioè un documento che dovrebbe rendere conoscibili in anticipo i principali fabbisogni delle amministrazioni, favorendo una migliore preparazione del mercato.
La proposta rafforza inoltre il ruolo della digitalizzazione, prevedendo una maggiore interoperabilità tra le piattaforme di eProcurement europee e l’applicazione del principio once only, che punta a evitare la richiesta ripetuta di documenti e informazioni già disponibili presso le pubbliche amministrazioni.
Un altro elemento centrale riguarda i criteri di aggiudicazione. La bozza valorizza il miglior rapporto qualità-prezzo, attribuendo maggiore peso agli aspetti qualitativi, all’innovazione, alla sostenibilità ambientale, all’economia circolare e ai costi dell’intero ciclo di vita delle opere, dei servizi e delle forniture.
Sono previste inoltre misure per facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese, attraverso requisiti di partecipazione più proporzionati e una maggiore attenzione alla suddivisione degli appalti in lotti.
Infine, assume particolare rilievo il tema della sicurezza delle infrastrutture e delle catene di approvvigionamento, con disposizioni che consentirebbero alle amministrazioni di valutare i rischi connessi alle filiere strategiche e, in determinati casi, di favorire operatori economici e prodotti provenienti dall’Unione europea o da Paesi coperti dagli accordi internazionali.
Cosa cambia oggi per le stazioni appaltanti?
Al momento non cambia nulla. La bozza non produce effetti sulle procedure di gara e non modifica la disciplina attualmente vigente. Le amministrazioni continueranno ad applicare il quadro normativo esistente fino all’eventuale approvazione del nuovo Regolamento e alla sua successiva applicabilità.
La presentazione ufficiale della proposta rappresenterà soltanto il primo passaggio di un percorso legislativo che coinvolgerà Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. È quindi ragionevole attendersi che numerose disposizioni possano essere riviste o integrate durante il negoziato.
Uno scenario da seguire con attenzione.
Pur non essendo ancora un testo definitivo, la bozza offre un’indicazione chiara della direzione intrapresa dalle istituzioni europee. Semplificazione normativa, interoperabilità digitale, sostenibilità, innovazione, sicurezza delle forniture e maggiore apertura alle PMI sembrano destinati a caratterizzare la futura disciplina degli appalti pubblici.
Per le stazioni appaltanti è quindi opportuno seguire con attenzione l’evoluzione della proposta, consapevoli che i contenuti oggi conosciuti potranno ancora cambiare, ma anche che la riforma potrebbe incidere in modo significativo sull’organizzazione delle procedure e sull’utilizzo delle piattaforme di eProcurement nei prossimi anni.
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