La Commissione europea accelera sulla riforma degli appalti pubblici. È stata adottata oggi, 9 settembre, la proposta di Public Procurement Act, il nuovo regolamento destinato a modernizzare e semplificare il quadro normativo europeo per un settore che vale circa il 15% del Pil dell’Unione.
La proposta sostituirà le tre direttive del 2014 – relative agli appalti pubblici, agli appalti nei settori speciali e alle concessioni – con un unico regolamento direttamente applicabile negli Stati membri. Secondo le stime della Commissione, la riforma potrebbe generare 650 milioni di euro di risparmi amministrativi ogni anno, di cui circa 80 milioni a beneficio delle stazioni appaltanti e 570 milioni per gli operatori economici.
Il nuovo quadro si sviluppa lungo quattro direttrici principali: semplificazione, digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, sicurezza e autonomia strategica europea.
Dalle cinque procedure a tre
Uno degli elementi centrali della proposta riguarda la semplificazione delle procedure. Le attuali cinque modalità vengono ricondotte a tre procedure principali: un procedimento aperto, che consente il confronto con gli operatori economici fin dall’avvio; una procedura dinamica, pensata soprattutto per acquisti ricorrenti attraverso un parco di fornitori precostituito; e una nuova procedura per l’innovazione, dedicata allo sviluppo e all’acquisizione di soluzioni non ancora disponibili sul mercato.
Il regolamento punta inoltre a rafforzare le consultazioni preliminari di mercato e a ridurre gli adempimenti amministrativi, con l’obiettivo di rendere gli appalti pubblici più agili e maggiormente orientati ai risultati.
La riforma nasce anche dalla necessità di affrontare alcune criticità evidenziate dalla Corte dei conti europea, tra cui la riduzione della concorrenza, la limitata partecipazione delle Pmi e degli operatori transfrontalieri e la crescita delle gare con un’unica offerta.
Qualità, sostenibilità e innovazione entrano nel cuore dell’aggiudicazione
Il nuovo regolamento interviene anche sui criteri di aggiudicazione. Il miglior rapporto qualità-prezzo (Best Price-Quality Ratio) diventa il metodo standard, con criteri qualitativi che dovranno incidere per almeno il 30% della valutazione e per almeno il 50% nei contratti ad alta intensità di manodopera.
È prevista una clausola di comply or explain, che consentirà alle stazioni appaltanti di derogare a queste percentuali, motivando come intendano garantire comunque adeguati livelli di qualità.
La proposta rafforza così il ruolo degli appalti pubblici come leva per sostenere obiettivi ambientali, sociali e di innovazione, superando una logica concentrata esclusivamente sul prezzo.
Più attenzione alla sicurezza e alla “preferenza europea”
La riforma introduce infine una dimensione strategica negli acquisti pubblici. Le nuove norme consentiranno – e in determinati casi imporranno – alle stazioni appaltanti di considerare rischi legati a sicurezza, informazioni sensibili, cybersicurezza e possibile influenza indebita di Paesi terzi.
Il testo introduce inoltre un quadro orizzontale di “preferenza europea”, coerente con gli impegni internazionali dell’Ue. La Commissione potrà limitare l’accesso agli appalti europei agli operatori di Paesi terzi qualora emerga, attraverso un’analisi di accesso al mercato, l’assenza di condizioni eque per le imprese europee.
La proposta passa ora all’esame di Parlamento europeo e Consiglio. Considerata l’ampiezza della riforma, comprese le trasformazioni necessarie sul piano digitale, la Commissione prevede che il nuovo regolamento trovi applicazione due anni dopo la sua entrata in vigore.
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